Friday, 15 October 2021

Perdendo il cuore nel tuo amore

Oggi ultim'ora, canzone Hindi तेरे प्यार में | Tere pyārǝ meṅ, beccata per caso via Quora e tradotta in Italiano tra l'1:55 e le 2:13 del 14/10/21. Traduzione letterale a sinistra, cantabile a sinistra, come al solito. All'1:46 del 16/10/21, mentre imparo la melodia per registrare l'indomani, cambio «Io che ho perso? Che ho ottenuto?» nella sua forma attuale. Nel registrare la canzone, il 16/10/21 alle 12:15, «Io cosa ho perso? Cos'ho ottenuto?» prende la forma attuale. Ma così è sbagliato, non "Come" ma "Con chi" (29/6/25 17:32)! Peraltro non si capisce di chi sia questa infedeltà, o perlomeno io non lo vedevo, finché Asmā mi ha detto che qui il tipo è stato tradito. Quindi direi "Con chi parlerò-ooo della tua infedeltà-aaa" (17:34 29/6/25). Forse sarebbe il caso di scrivere यह yäh' "quest*" invece di ए e "eh", in quel verso. Sicuro se rifaccio il video colla traduzione aggiornata canto così. Vediamo!


तेरे प्यार में दिल हारके
मैं ने क्या पाया? क्या गँवाया?
(x2)

तुझको चाहा, तुझको पूजा
मैं ने तुझे दिल में बसाया
तेरे लिए बेवफ़ा
कैसे जिया? हाय ए क्या, क्या किया?

तेरे प्यार में दिल हारके
मैं ने क्या पाया क्या गँवाया?

तेरी यादें, वो सारी बातें
तू ही बता कैसे बुलाऊँ
किसे कहूँ ए बेवफ़ा?
दिल किस तरह, आ हाय, टूटा मेरा?

तेरे प्यार में दिल हारके
मैं ने क्या पाया क्या गँवाया?



Nel tuo amore avendo perso il cuore,
Io cosa ho perso? Cosa ho ottenuto?
(x2)

Io ti ho voluta, io ti ho adorata,
Io te nel cuore [mio] ho fatto vivere.
Infedele a te,
Come ho vissuto? Ahi eh cosa, cosa ho fatto?

Nel tuo amore avendo perso il cuore,
Io cosa ho perso? Cosa ho ottenuto?

I tuoi ricordi, tutte queste cose,
Dimmi tu come devo chiamarle?
A chi dirò questa infedeltà?
Il mio cuore come, ahi eh, si è infranto?

Nel tuo amore avendo perso il cuore,
Io cosa ho perso? Cosa ho ottenuto?
Tere pyārǝ meṅ dilǝ hārǝke
Maiṅ ne kyā pāyā? Kyā gavāyā?
(x2)

Tujhǝko cāhā, tujhǝko pūjā
Maiṅ ne tujhe dil' meṅ basāyā
Tere lie bevafā
Kaise jiyā? Hāy' kyā, kyā kiyā?

Tere pyārǝ meṅ dilǝ hārǝke
Maiṅ ne kyā pāyā? Kyā gavāyā?

Terī yādeṅ, vo sārī bāteṅ
Tū hī batā kaise bulāūṃ
Kise kahūṃ, e, bevafā?
Dil' kis tarh', ā hāy', ṭūṭā merā?

Tere pyārǝ meṅ dilǝ hārǝke
Maiṅ ne kyā pāyā? Kyā gavāyā?



Nel tuo amore perdendo il cuore
Io cosa ho perduto? Cos'ho avuto?
(x2)

Io t'ho bramata, io t'ho adorata,
Io nel mio cuor t'ho ospitata.
Fuori dalla mia fedeltà,
Come ho vissuto? Che, che ho fatto? Ah!

Nel tuo amore perdendo il cuore
Io cosa ho perduto? Cos'ho avuto?

I tuoi ricordi, tutte queste cose,
Dimmi un po' tu come chiamarle?
Con chi parlerò della tua infedeltà?
Cos'è che il cuor mio, ah, infranto ha?

Nel tuo amore perdendo il cuore
Io cosa ho perduto? Cos'ho avuto?

Saturday, 2 October 2021

Alceo?!

Oh, adesso apriamo un blog per caricare 'ste traduzioni, e ci mettiamo quando le abbiamo fatte. Le date di tutte. Uuuh… ops! Un sacco di date mancano. Brutt'affare nèh? Hmmm… che possiamo fare… ah! Eureka! Scaviamo tra i vecchi file per usare i metadati delle versioni più vecchie dei file di queste traduzioni per ricostruire il più possibile! Oook… vediamo un po'… ma c'è questo file con tutte le traduzioni e con un po' di info sulle date che non ho messo su… e mi dà delle modifiche al Latino dell'Inno ad Afrodite di Saffo, quindi andiamo ad applicarle… NANI? Questa non si applica, perché il punto dove dovrei modificare è diverso sul blog rispetto a come la modifica dice che è! What the… Beh adesso ricostruiamo e scopriremo. Spero.
Proviamo a guardare in giro tra i file… NANI? Ho tradotto Ciàpa la galéina in Milanese? E quando l'ho fatto? Beh sicuramente era nello stage del Giugno 2011, ma chi se lo ricordava più… comunque la modifica inapplicabile è colpa della tesina, dove a quanto pare ho fatto anche questa modifica intermedia che poi si è persa. E dico "anche" per non escludere che ci possa essere altro, perché chissà mai cosa ci trovo in questi 18 file… Minchia me n'ero completamente dimenticato della tesina di maturità su Saffo! Comunque, sia la tesina che Ciàpa la galéina sono scoperte della sera di Domenica 26/9/21. In pratica prima mi ero messo a guardare i file nella cartella del canzoniere, perché le traduzioni di altrui poesie erano pensate come appendice di quello, ed è lì che ho trovato "alcuni email concentrati in un doc", un file word creato in Agosto 2011 e con ultima modifica l'Aprile successivo. Visto il nome, ho cercato tra le mie mail, e spuntano fuori ben tre mail identiche, tutte del 15/6/11, contenenti quella traduzione. Quindi quella è la data.
Dopodiché ho cercato "rapide", perché il pezzo modificato che non ho sul blog era "rapide medium tum", e così sono arrivato alla tesina. Ben. E perché ne parlo qui? Beh perché, il mercoledì successivo (29/9/21), ho per caso dato un'occhiata ad uno di quei file, e ho visto una poesia che non riconoscevo… O. MIO. DIO. Sono traduzioni di Alceo in metrica barbara. Ebbene sì. Nella tesina, per la sezione "contesto storico-culturale", avevo fatto traduzioni di 6 (SEI) frammenti di Alceo in metrica barbara, perché contenevano riferimenti politici. Vediamo di elencarli, dando loro titoli di comodo, e dandone i numeri di Voigt (perché il mio Lobel-Page sta a mezza Italia da me, e perché probabilmente sono più o meno gli stessi – tra un po' farò una tabella di numerazione per Alceo, con LP Voigt Campbell Edmonds Bergk, quindi poi si vedrà [nota del me futuro]), e le coordinate su Bibliotheca Augustana, dove stanno tutti tra i frammenti da libri incerti:
  1. "Zeu pater", V 69 (42), BA nr. 7;
  2. "Leptos", V 70 (43), BA nr. 8;
  3. "Deuontos", V 119 (117), BA non esiste;
  4. "Raa tode Lesbioi", V 129 (24A Dl. '44), BA nr. 1;
  5. "Nyn khre methysthen", V 332 (39), BA nr. 6;
  6. "Agnois dysbiotois", V 130b (130, 16-39 LP, also 24B. C Dl.' 44), BA nr. 2.
(Nel seguito includo i metadati dei file nel formato C<data>-<ora>-M<data>-<ora> quando data di ultima modifica (M) e di creazione (C) sono diverse, <data>-C<ora>-M<ora> quando le date sono uguali ma le ore no, e semplicemente <data>-<ora> quando sono tutte identiche, dove le date sono date nel formato YYYMMDD, quindi per esempio il 29/9/21 sarebbe 20210929.) Al che ovviamente mi metto a confrontare i file, e così vedo le seguenti cose:
  1. Nei primi due file, risp. C20120519-2151-M20120520-1610 e 20120520-C1610-M1833, Alceo non c'è;
  2. Nei file 3-4-5, in ordine C20120520-1837-M20120603-1559, 20120603-C1601-M2111, e 20120603-2112, le parti di Alceo sono identiche;
  3. Il file 6, 20120613-0800, salta Alceo completamente, e il 9, 20120613-0813, gli è identico; anche l'8, 20120613-0813, salta Alceo; del resto i file di stessa data e ora paiono essere pezzi di un unico file diviso per qualche ragione;
  4. Il file 7, 20120613-0800, e l'identico 10, 20120613-0813, e anche l'11, C20120604-2149-M20120615-1805, riportano identicamente i seguenti cambiamenti rispetto al 5:
    • La terza strofa di "Raa tode Lesbioi" muta «Ora tu / Con cuor propizio ascoltaci, deh, pregar, / E salvaci di questi affanni» in «Ora voi / Con cuor propizio uditeci, deh, pregar, / Salvateci di questi affanni»;
    • Il primo verso di "Leptos", che sotto numererò come 0, la prima e l'ultima strofa di "Deuontos", l'ultima strofa di "Raa tode Lesbioi", e l'ultima strofa di "Agnois dysbiotois" vengono tralasciate;
    • Il primo verso di "Agnois dysbiotois", originariamente «†Ἄγνοις [δυ]σβιότοις . . ις† ὀ τάλαις ἔγω», diventa «Ἄγνοις [δυ]σβιότοις δ̣υ̣ὶς ὀ τάλαις ἔγω»;
    • Il verso 3 della traduzione muta «E chiamata vorrei sentire» in «E chiamare vorrei sentire» as l. 3 in [11];
    • L'ultimo verso della quarta strofa della traduzione muta «Io vivo e i piè tengo dai mali fuor» in «Io vivo ed i piè tengo dai mali fuor» (cioè e->ed);
    • L'ultimo verso della strofa seguente muta «Di quelle donne, dolce suono inver» in «Di donne di qua, un dolce suono inver»;
  5. I file 12, 20120620-C1753-M2127, e 13, 20120622-C1820-M2215, sono identici all'11 per Alceo;
  6. Il 14, 20120627-1052, cambia le seguenti cose rispetto al 13:
    • "Zeu pater" ha «Per gli eventi, date ci han due migliaia» come secondo verso in luogo di «Per gli eventi, ci han dato due migliaia»;
    • "Leptos" cambia il suo v. 1 da «[λέ]πτως τάδ᾽ εἴπην ὀδ[.]υ[» a «[λέ]πτως τάδ᾽ εἴπην ὄδ[ε] υ[», e di conseguenza l'Italiano «Per dirlo bene …» diventa «Per dirlo ben, lui»; siccome così il greco diventa inmetrico, rigetto la lettura e ritorno a «Per dirlo bene»;
    • Il v. 10 di "Deuontos" muta da «....]υς γ̣......ι σκ̣ο̣πιάμ[ενοι» a «....]υς γ̣ε̣ .... ο̣ἰ σκ̣ο̣πιάμ[ενοι»;
  7. I file 15, 20120627-1119, 16, 20120627-C1820-M1926, e 17, 20120627-1929, sono identici al 14 per Alceo;
  8. Il 18, , per qualche ragione pare essere di nuovo uguale all'1, chissà perché.
Quindi, riassumendo, tra il 20/5 e il 3/6/12 ho avuto l'idea di Alceo, ho preso i testi (suppongo dal Rosati, antologia a mia disposizione nonché nella bibliografia della tesina – non sono i testi di Campbell né di Bibliotheca Augustana, e non ho voglia di controllare tutte le mie fonti del tempo :) ), e ho fatto le prime traduzioni. Tra il 3/6/12 e il 13/6/12, ci sono la prima serie di modifiche sia dei testi che delle traduzioni, vedi sopra, siamo tra i file 5 e 7. La seconda serie di modifiche capita tra i file 13 e 14, quindi tra il 22/6 e il 27/6/12. Il 1/10/21 alle 20:05, penso di cambiare il v. 2 di "Nyn khre methysthen" da «Per celebrar che morto è Mirsilo» a «Per celebrar la morte di Mirsilo», e, per il cambiamento φεύγων->λείπων al v. 11 di "Agnois dysbiotois" (cfr. nota critica sotto), alle 15:32 del 1/10/21 cambio "fuggendo" in "lasciando". Alle 0:50 del 3/10/21 (quindi nella notte tra il 2 e il 3), "nel simposio", al v. 2 di "Leptos", si pluralizza per la modifica di quel verso (cfr. nota critica). Nella stessa notte, alle 1:29, il «…grigia…» del v. 26 di "Raa tode Lesbioi" prende la forma attuale. L'ultima modifica, per ora, è a Zeu pater, dove «Facilità prevista», questo "ablativo assoluto" col verbo dopo il nome che suona male in Italiano, diventa «facil credendo fosse» (15/11/24 22:15), poi «facil credendo farlo» (22:15), poi «Facilità aspettando» (22:15), e finalmente «Facile ciò credendo» quando vengo a parlare di queste cose qui il 22/11/24, alle 14:40.
C'è poi una seconda traduzione di Nyn khre methysthen datata 30/6/26 2:52, fatta così per caso a letto, senza ricordarsi che esisteva la vecchia. La do come 2025 mentre l'altra è etichettata "liceo".
Ma l'intro non finisce qui, perché un minimo di nota critica va pur fatta. Allora, indicando Voigt come V e Bibliotheca Augustana come BA e Lobel-Page come LP e Lobel come L:
  1. Il testo di "Zeu pater" è di Voigt, salvo:
    1. Il completamento ἴρ[αν al v. 3, attribuito da V a Wilamowitz o Bowra (che interpretano la "sacra cittade" come Mitilene), o a Pugliese-Carratelli (che ci vedono Sardi), o a Diehl (che ci legge Hiera, segnalato come "oppidulum Lesbi" da qualche scrittore latino); LP legge invece Ἴρ[ας;
    2. Il completamento ἀλώπα[ξ del v. 6, che non è necessario perché ἀλώπα è segnalata come forma di ἁλώπηξ da Esichio; infatti BA non ha questo completamento.
  2. Il testo di "Leptos" è quello di BA (a parte che in BA il v. 6 finisce con Ἀτρεΐδα[ν γάμω] e il v. 8 manca di sottopunti e parentesi quadre), alquanto diverso da V. Note:
    • Il v. 0, che la tesina riporta come «. . . . . . . . . . . .] χ[. .]μ[», apparirà qui come in V;
    • Il v. 1 recita «[λέ]πτως τάδ᾽ εἴπην ὀδ[.]υ[» e poi «[λέ]πτως τάδ᾽ εἴπην ὄδ[ε] υ[», mentre V lo legge «π̣ . [.]τωι τάδ᾽ εἴπην ὀδ . υ .»; ora, la fine la leggerò come V, mentre sull'inizio me ne discosto; infatti abbiamo Diehl che legge il τωι come τως, e segnala che in questo papiro la iota ascritta è omessa (cfr. v. 12), quindi il π̣ρ̣[ώ]τωι di LP sembra improbabile, e un λ̣έ̣[π]τως̣ sembra più plausibile, anche se quella lettera iniziale… boh, la nota di Voigt non ne parla; comunque io mi tengo il λ̣έ̣[π]τως̣;
    • Al v. 2 la lettura di ν̣ alla fine sembra presa da Hunt, anche se lui ci legge un gen. plur., συμποσίων; io seguirò Hunt, e aggiungerò gli opportuni sottopunti, quindi da «ἀθύρει πεδέχων συμποσίω ν[» arrivo a «ἀθύ̣ρει πεδέχων συμποσίων̣ [»;
    • Al v. 3 mi tengo il mio punto alto invece della virgola di V;
    • Al v. 5, il completamento del verso e la lettura della lettera incerta come gamma è di Edmonds;
    • Al v. 6, il completamento è di Hunt, Μυρσίλω guadagna due sottopunti, uno sotto la iota (che non è in lacuna), e uno sull'omega;
    • Al v. 7, Wilamowitz aveva corretto θᾶς->ἆς, ma ora sappiamo che la prima forma è corretta, quindi rimetto la theta iniziale; la lettura delle lettere incerte di ἐπὶ τε̣ύχεα̣[ è di Schmidt, ma ignora una traccia in più dopo l'alfa finale; potrebbe essere ἐπὶ τεύχεσ̣ι̣ (Kamerb.), oppure ἐπιτεύχεας = ἐπιτυχεῖς (Wil. ap. Hunt);
    • Al v. 8, la lettura di α̣ὖ̣ è di L;
    • Il testo del v. 11 è di V ma ἀυάταν non ha senso metricamente, quindi ci metto un bel digamma: ἀϝάταν;
    • Al v. 12, «Φιττάκωι δὲ δίδοις κῦδος ἐπήρ[ατ]ον», aggiusto la notazione critica secondo V.
  3. Il testo di "Deuontos" è quello di V, tranne che V non completa il v. 6 (dove legge υ . in luogo di υς̣), non corregge il v. 7, non completa i vv. 8, 13-14, 17 (dove legge πρόσθε πονήμ̣[ενοι, dividendo cioè le parole in modo diverso), 18 (dove legge il πώποτ' come π̣[ώπ] . τ̣[, e 20, e non corregge τάρβημι->τάρβημμι al v. 15, idea di L che io rigetterò per il post ma avevo accolto per la tesina. Quanto a questi cambiamenti:
    • Al v. 6, ἔπαυσας è di LP e σύνεις di Maas;
    • Al v. 7, la correzione παύσαι<ς> non è menzionata da V;
    • Al v. 8, il completamento κατέχοις è nella stessa situazione, anzi V osserva soltanto che Diehl suggerisce invece κατέχην;
    • Al v. 13, ἀλλ' è di Diehl ed ὄψι di Hunt;
    • Al v. 14, il completamento σκοπιάμενοι è di "olim L.";
    • Tutte le differenze tra il mio v. 17, «Αὖ]τοι γὰρ οἰ̣ τὰ πρόσθ' ἐπονήμ̣[ενοι», e quello di V «. .]τοι γὰρ οἰ̣ τὰ πρόσθ' ἐπονήμ̣[ενοι» sono dovute ad Edmonds;
    • Al v. 18 ἄπ]εσκον è completamento di Diehl (che suggeriva anche ἄρ]εσκον), mentre οὐδέ πώποτ' non ha nome;
    • Al v. 19 ho un suggerimento καρτερ̣[ο fatto solo traslitterato nella traduzione.
  4. Il testo di "Raa tode Lesbioi" è di BA tranne che:
    • I vv. 1-2 non hanno sottopunti su BA;
    • Il v. 2 di BA inizia con ὄρος κὰτ]· · · ·;
    • I vv. 3 e 7 mancano completamente di segni critici e punteggiatura su BA;
    • I vv. 9-11 e 13 non hanno parentesi;
    • Il v. 15 di BA legge «τόμοντες ἀ. . [. . . . . . .]ν . ν»;
    • Il v. 18 di BA finisce con ἐπικ. . ην.
    Sulla base di V, note ed aggiustamenti:
    • Al v. 1, la lettura delle lettere incerte, il completamento, e la correzione sono di Gall., e vanno aggiustate come Ὦ πότνι'] Ἦ̣ρα, τ̣ᾶ<ι>; si noti che il titolo con "Raa" viene da ]. ρα . α, presumibilmente sbattuto insieme da Wikisource Greco;
    • Al v. 2, è di nuovo Gall. a integrare e a leggere le lettere incerte;
    • Al v. 9, una fonte ha άγ̣[ e l'altra α[, quindi tiriamo la gamma fuori dalla lacuna, in quanto evidentemente la fonte che ce l'ha dev'essere più nuova del testo che ho preso io; inoltre, la tau di ἄγ̣[ι]τ̣' è sottopuntata perché così dice V;
    • Al v. 11, la [δ] esce dalle parentesi per ragioni simili a quelle della gamma di cui sopra; il τῶνδε risultante resta tutto certo;
    • Al v. 13, il πεδελθέτω guadagna tre sottopunti sotto le ultime tre lettere;
    • Al v. 15, la penultima lettera del buco dopo ἀμφέν' guadagna un accento acuto, e compare, dalla famosa altra fonte, una nu incerta alla fine del verso; la lettura delle lettere incerte e l'integrazione di ἀμφέν' sono di L;
    • Il v. 18 pare debba finire con ἐπικά̣ν̣η̣ν ἐπικί̣ν̣ην (notare anche il sottopunto sull'eta che guadagniamo da V), completamento irrintracciabile;
    • Al v. 24, ora «τὰν πόλιν ἄμμι δέδ. . . . . ί . αις», a parte mettere δέ̣δ̣[.] . . [.] . ί . αις, potrei seguire Gall e leggere πολίταις, oppure Kanerb., leggendo δό̣λ̣[οι]ς̣ π̣[ρο]ε̣ίπ̣αις, che però ha le lacune troppo lunght;
    • I vv. 25-32, ora «οὐ κὰν νόμον [.]ον. .[ ]. / γλαύκας ἀ[.]. .[.]. .[ / γεγρά·[ / Μύρσιλ[ο», andranno aggiustati secondo V, magari accettando l'integrazione Γλαύκας Ἀ[θ]α̣ν̣[ά]α̣ς̣ di Diehl al v. 26.
  5. Il testo di "Nyn khre methysthen" è di BA, mentre V ha πρὸς βίαν al v. 2, dove L ha suggerito πὲρ = ὐπὲρ «ut evitaretur correptio» (per evitare l'abbreviazione di che? Casomai per evitare l'allungamento da muta-cum-liquida su τινα); io mi tengo l'originale pròs.
  6. Infine, il testo di "Agnois dysbiotois" è di V salvo che:
    • Il v. 1 è diverso: «†Ἄγνοις [δυ]σβιότοις . . ις† ὀ τάλαις ἔγω» e poi «Ἄγνοις [δυ]σβιότοις δ̣υ̣ὶς ὀ τάλαις ἔγω» da me, «Ἄγνοι̣ς̣ . . σβιότοις . . ις ὀ τάλαις ἔγω» da V; ho un completamento (δυσβιότοις di Page, δυὶς non si sa), ci aggiusto la notazione critica secondo V;
    • Il v. 4 usa una sinecfonesi invece di una crasi; non so bene perché; che la crasi si possa confondere con una di ὀ Ἀγεσιλαΐδα?
    • Al v. 6, il -γηρας guadagna una gamma incerta;
    • Il v. 7 non finisce con un punto;
    • La δ' nelle parentesi [] al v. 8 resta una traccia; quella lettura è di Gall.;
    • Il v. 9 ha una virgola invece di un punto alto;
    • Al v. 10 ha dei sottopunti in più «ἔνθα[δ᾽] οἶος», sottopunti che accolgo;
    • Inizia il v. 11 with .[ ]ον; da dove venga il mio φεύγων non lo so, V dice che la traccia iniziale è una chi o una lambda, e suggerisce λείπων/λίπων;
    • Al v. 12, io ho «κρέ̣[σσονα]ς οὐκ ἄ‹ρμε›νον», lei invece «κρ . [. . . .] . οὐκ †ἄμεινο톻; V osserva che κρέσσονας è ritenuto impossibile da L, e che κρόντορας è troppo lungo; la correzione ἄρμενον è di Latte; per la traduzione tocca tenere il mio testo, a meno di inventarsi qualcosa;
    • Sempre al v. 12, lei chiude con un punto alto, mentre io non ho punteggiatura finale;
    • Al v. 15 legge [.]ν̣ dove io ho [.] . ν̣;
    • I vv. 22-23 sono «]σ̣κ̣ . . . ν Ὀ̣λ̣ύ̣μ̣πιοι; / [. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .]» da me e «].[ ´]σ̣κ̣ . . . ν Ὀ̣λ̣ύ̣μ̣πιοι; / ] . . . . . .», tutte cose che accolgo.
Alle 18:05 dell'8/4/22, mentre sistemo il layout del post, mi viene da cambiare celebrar in festeggiar nel penultimo frammento. Bon, detto tutto ciò, vi riporto l'intera sezione "contesto storico-culturale" della mia tesina, con le poesie dentro.


Saffo e il suo contesto storico-culturale
Saffo è una poetessa greca nata a Lesbo nell’età arcaica. S’inserisce nel panorama della lirica. Prima di lei – poco – c’erano stati Alcmane e Stesicoro. Questi però s’erano occupati di lirica corale, cioè di canti composti per coro, che metricamente risultavano composti da strofe, antistrofe ed epodo, la seconda cantata come risposta alle prima e l’ultimo volto a chiudere il componimento. Ella invece, assieme al suo contemporaneo e – forse – amico (si cfr. “Ἰόπλοκ᾽ ἄγνα μελλιχόμειδε Σάπφοι” di Alceo [framm. introduttivo di qui]) Alceo, apre la strada della lirica monodica, ovvero di carmi composti per essere cantata con l’accompagnamento della lira (cfr. «ἄγε δή, χέλυ, δῖά μοι / φωνάεσσά νυ γίγνεο» [Sing to me, o lyre] e «Τάδε νῦν ἐταίραις / ταῖς ἔμαισι τέρπνα κάλως ἀείσω» [Fr. 1.I.vi]), di cui il bàrbiton era una variante locale che produceva suoni gravi. Metricamente parlando, la melica monodica si distingue per strofe ripetute sempre uguali, e brevi, dai due ai tre versi, le più famose delle quali sono quella saffica e quella alcaica. [La Saffica oggigiorno si scrive come 4 versi, ma originariamente gli ultimi due erano uno solo. Non ho idea di quali due della Alcaica fossero uniti.] Inoltre, mentre la lirica corale era scritta in una lingua artificiale che aveva sempre una forte componente dorica, la lirica monodica era scritta nella lingua del poeta, nel nostro caso nel dialetto lesbico, una variante dell’eolico.
Lesbo era una colonia eolica, colonizzata nel II millennio a.C.; fu divisa in vari stati oligarchici (tra i sovrani ricordiamo Melancro, Mirsilo, Pittaco). Lesbo fu famosa nell’antichità soprattutto per la sua intensa attività culturale, e diede i natali a due tra i maggiori esponenti della lirica arcaica greca, ovvero Alceo e la citata Saffo. A quell’epoca i principali centri di creazione e propagazione della cultura erano “circoli culturali” dove poeti e scrittori, tutti provenienti da famiglie facoltose, si riunivano per discutere riguardo temi comuni ed esprimere liberamente la loro vena creativa, chiamati Eterìe (quelli frequentati dagli uomini) oppure Tìasi (quelli frequentati dalle donne).
All’interno di questi circoli elitari, frequentati solo dai loro membri, si respirava un clima di forte armonia e di spiccato senso dell’indipendenza della figura del poeta e della sua superiorità su coloro che non esercitavano l’arte della scrittura. Tanto erano forti i legami che esistevano tra i membri (soprattutto nei tìasi, nei quali le ragazze venivano preparate a diventare future mogli) che, a quanto pare, era diffusa già nell’antichità la credenza (supportata, forse, da Anacreonte) che, all’interno del tiaso, le ragazze consumassero rapporti iniziatici di natura sessuale con le insegnanti, donde il termine “lesbica”.
I principali centri dell’isola furono Mitilene, Metimna (Mithymna), Ereso, Pirra.
Il tiaso (in greco θίασος, thíasos), era un'associazione di carattere prevalentemente religioso che nell'Antica Grecia celebrava il culto di un dio, specialmente quello di Dioniso con processioni, canti e danze generalmente sfrenate.
Il tìaso era in origine, nella mitologia greca, il corteo al seguito di Dioniso, i cui membri più significativi erano le Menadi, o figure demoniache, a metà strada tra l'uomo e gli animali selvaggi, come i Sileni, i Satiri, Pan e i Centauri.
Eracle fece parte del corteo dionisiaco per un breve periodo dopo essere stato sconfitto dal dio in una sfida nel bere.
Più in generale si andò ad indicare con questo termine ogni aggregazione religiosa e di culto protetta dalla legge. In seguito, per estensione, il termine ha indicato raggruppamenti di persone molto eterogenei tra di loro.
La poetessa lirica Saffo fondò nell'isola di Lesbo un tìaso legato al culto di Afrodite. Sacerdotessa del tìaso era Saffo stessa. In questo luogo venivano mandate le ragazze di famiglie facoltose per essere istruite. L'educazione delle fanciulle era finalizzata al matrimonio, e quindi venivano insegnate doti come il canto, la danza, la ricerca della bellezza, la raffinatezza e l'amore. Erano dunque frequenti rapporti di omoerotismo sia tra le allieve del tìaso che tra le singole ragazze e Saffo. Questo rapporto di pederastia era tollerato, anzi incoraggiato nella società della Grecia arcaica e in particolare nell'isola di Lesbo, in quanto si riteneva che fosse una fase propedeutica all'amore eterosessuale del matrimonio. A rapporti simili paiono alludere frammenti quali Γογγύλα, τεθνάκην δ’ ἀδόλως θέλω, Ἄτθι σοι κἄμ’ Ἀ-νακτορία φίλα, φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν, οἰ μὲν ἰππήων στρότον οἰ δὲ πέσδων.
Naturale era che nei tiasi nascessero amicizie, gelosie, rivalità, pettegolezzi, da cui forse la fama di omosessualità che Saffo aveva, ma anche rivalità tra tiasi diversi, come quello di Andromeda, definita «ἀγροΐωτις […] / ἀγροΐωτιν ἐπεμμένα στόλαν» [Secondo frammento qui], che l’ha privata dell’amata Attide (cf. «Ἄτθι, σοὶ δ’ ἐμέθεν μὲν ἀπήχθετο / φροντίσδην, ἔπι δ’ Ἀνδρομέδαν πότᾳ» [Secondo frammento qui] e, probabilmente, «Ἔχει μὲν Ἀνδρομέδα κάλαν ἀμοίβαν» [1.E.v]), e di Gorgo - «μάλα δὴ κεκορημένας / Γόργως» [1.E.viii].
Dal punto di vista storico, Saffo visse nell’età dei tre tiranni lesbici Melancro, Mirsilo e Pittaco, e fu contemporanea di Alceo. Dalla poesia di quest’ultimo e da altre opere possiamo, grazie ad abbondanti riferimenti alla politica, ricostruire la situazione politica del tempo.
  • Melancro – fu rovesciato tra il 612 ed il 609 A.C. da una fazione che, oltre ai gratelli di Alceo, comprendeva; Alceo allora era troppo giovane per parteciparvi attivamente;
  • Mirsilo – non si sa quando giunse al potere ma alcuni versi di Alceo (secondo sotto ["Leptos"]) indicano che il poeta, i suoi fratelli e Pittaco pianificarono di rovesciarlo e che Pittaco poi li tradì; Alceo ed i suoi fratelli fuggirono in esilio (cf. l’ultimo frammento citato sotto nonché i molti in cui racconta di viaggiare – per esempio ἀσυννέτημμι τῶν ἀνέμων στάσιν [V 208a, Campbell 208, Decimo qui] –, forse riferiti al viaggio per l’esilo), ove il poeta scrisse più tardi un carme che invitava a bere per celebrare la morte del tiranno (Νῦν χρῆ μεθύσθην ["Nyn khre methysthen"], incipit ripreso poi dall’oraziano Nunc est bibendum); forse Saffo apparteneva a questa fazione, donde l’esilio di Saffo, e anche la sua ostilità verso la casa di Pèntilo (φιλότατ᾽ ἤλεο Πενθιλήαν [Quarto framm. di qui, v. 3], cf. quando Alceo ne parla in un framm. sotto ["Deuontos", suppongo]);
  • Pittaco – la figura politica del suo tempo, gli furono votati poteri supremi dall’assemblea politica di Mitilene, e pare che abbia governato bene (590-580 BC), e persino permesso ad Alceo ed alla sua fazione di tornare a casa in pace.

Ζεῦ πάτερ, Λύδοι μὲν ἐπασχάλαντες
συμφόραισι δισχελίοις στά[τηρας
ἄμμ᾽ ἔδωκαν, αἴ κε δυνάμεθ᾽ ἴρ[αν
ἐς πόλιν ἔλθην,    4

οὐ πάθοντες οὐδάμα πὦσλον οὐ[δὲ]ν
οὐδὲ γινώσκοντες· ὀ δ᾽ ὠς ἀλώπα[
ποικ[ι]λόφρων εὐμάρεα προλέξα[ις
ἤλπ[ε]το λάσην.    8
Padre Zeus, i Lidi, indignati alquanto
Per gli eventi, date ci han due migliaia
Di stateri, per farci entrare nella
Sacra cittade,    4

Pur non conoscendoci e mai avendo
Beneficio avuto da noi; ma quello, [Pittaco?]
Volpe scaltra, facile ciò credendo,
Sperò celarsi.    8


Presumibilmente il testo si riferisce al piano di cui sopra, in cui Pittaco li tradì. Tuttavia è un’ipotesi, e il testo pare difficilmente ritenibile completo.

].[.]. χ̣ . . . .[    0

λ̣έ̣[π]τως̣ τάδ᾽ εἴπην ὄδ . υ . .[
ἀθύ̣ρει πεδέχων συμποσίων̣ [
βάρμος· φιλώνων πεδ᾽ ἀλε[μάτων
εὐωχήμενος αὔτοισιν ἐπα[    4

κῆνος δὲ παώθεις Ἀτρεΐδα[ν] γ̣[άμω]
δαπτέτω πόλιν ὠς καὶ πεδὰ Μυρσί̣[λ]ω̣,
θᾶς κ᾽ ἄμμε βόλλητ᾽ Ἄρευς ἐπὶ τε̣ύχεσ̣ι̣[
τρόπην· ἐκ δὲ χόλω τῶδε λαθοίμεθ᾽ αὖ,    8

χαλάσσομεν δὲ τὰς θυμοβόρω λύας
ἐμφύλω τε μάχας, τάν τις Ὀλυμπίων
ἔνωρσε, δᾶμον μὲν εἰς ἀϝάταν ἄγων
Φιττάκω<ι> δὲ δίδοις κῦδος ἐπήρ[ατ]ο̣ν̣.    12


Per dirlo bene …
Suona, parte prendendo nei simposii …
La lira; tra quegli stupidi vuoti …
Egli li intratteneva; …    4

Ma quegli, cogli Atridi maritatosi,
Mangi questa città, come con Mirsilo,
Fin quando Ares vorrà darlò a noi; e che
Questa rabbia scordar noï davver possiam,    8

Dall’ira che i cuor mangia calmiamoci,
Dalla guerra civil, che degli Olimpii
Un fe’ iniziar, poter dando a Pittaco,
Che al popol portò grande rovina inver.    8


Pittaco si sposò con la casa dei Pentilidi, discendenti di Pentilo figlio d’Oreste, e pare aver avuto potere insieme a Mirsilo a Mitilene.

τίς τ' ὦ πον[
εἴπη̣[....].[
παρέσκεθ' ὠ̣[
δαίμον' ἀναίτιο̣[ν    4

δεύοντος οὐδέν· καὶ̣ [γὰ]ρ̣ ἀνοιΐ[ας
τὰς σᾶς ἔπ̣[α]υσ̣[ά] σ' ἀλλ' ἔμ̣[ε]θεν σύ[νεις
παύσαι‹ς›, κάκων δε[.....]όντω[ν
αἴ τι δύναι κατ̣έχ̣[οις . .]ο̣.    8

σοὶ μὲν [γ]ὰ̣ρ̣ ἤ[δ]η̣ περβέβα̣[τ]αι χρό[νος
κ]αὶ κάρπος ὄσσ[ο]ς ἦς συνα[γ]άγ̣ρ̣ετ[αι
τὸ κλᾶμμα δ' ἐλπώρα, κάλον γά[ρ,
ο]ὐ̣κ ὀλ[ί]γαις σταφύλαις ἐνείκη[ν    12

Ἀλλ᾽ ὄ]ψ[ι], τοιαύτας γὰρ ἀπ' ἀμπέ[λω
....]υς γ̣......ι σκ̣ο̣πιάμ[ενοι
τά]ρ̣β̣ημι μ̣ὴ δρόπ̣[ω]σιν αὔταις
ὄμφ]ακας ὠμοτέραις ἐοίσαις.    16

Αὖ]τοι γὰρ οἰ̣ τὰ πρόσθ' ἐπονήμ̣[ενοι
ἄπ]εσκ[ο]ν· οὐδὲ π̣[ώπ]ο̣τ̣[....].[
...]η̣κε· καρτερ̣[-? ........]..[
ἀσπ]ασίαν παρεχε̣[    20
E chi …
Dir …
Fornì …
… innocente dio    4

Senza bisogno: infatti da tua follia
Io t’ho fermato; presta attenzione a me
E fermati, dai mali …
Tienti lontano, se puoi …    8

Il tempo tuo infatti passato è già,
E il frutto ch’esso aveva raccolto è già;
Speranza v’è che il tuo tronco,
Bello com’è, porti frutti in copia,    12

Ma tardi; infatti da vite simile
… io temo che,
Cercando i frutti, coglieranno
Grappoli amari ed acerbi ancora.    16

Poiché le cose prima chi sofferì
Si tiene lungi; e mai …
… forte(?) …
Il benvenuto offrir …    20


Forse si riferisce a Pittaco, che governò equamente, permettendo il ritorno di Alceo, che probabilmente, dopo la poesia di prima, che dice di un’ira verso Pittaco, ebbe un ripensamento e divenne favorevole, e quando Pittaco smise di governare gli dedicò questa poesia.

[Ὦ πότνι᾽] Ἦ̣ρα, τ̣ᾶ<ι> τόδε Λέσβιοι
ὄρο]ς̣ κ̣ὰ̣τ̣ εὔδειλον τέμενος μέγα
ξῦνον κά[τε]σσαν, ἐν δὲ βώμοις
ἀθανάτων μακάρων ἔθηκαν    4

κἀπωνύμασσαν ἀντίαον Δία
σὲ δ᾽ Αἰολήιαν [κ]υδαλίμαν θέον
πάντων γενέθλαν, τὸν δὲ τέρτον
τόνδε κεμήλιον ὠνύμασσ[α]ν    8

Ζόννυσσον ὠμήσταν. ἄγ̣[ι]τ̣᾽ εὔνοον
θῦμον σκέθοντες ἀμμετέρα[ς] ἄρας
ἀκούσατ᾽, ἐκ δὲ τῶνδε μόχθων
ἀργαλέας τε φύγας ρ[ύεσθε·    12

τὸν ῎Υρραον δὲ πα[ῖδ]α πεδελθέ̣τ̣ω̣
κήνων Ἐ[ρίννυ]ς ὤς ποτ᾽ ἀπώμνυμεν
τόμοντες ἀμ̣φ̣[έν᾽ . . . .́ .]ν̣ . ν̣
μηδάμα μηδ᾽ ἔνα τὼν ἐταίρων,    16

ἀλλ᾽ ἢ θάνοντες γᾶν ἐπιέμμενοι
κείσεσθ᾽ ὐπ᾽ ἄνδρων οἲ τότ᾽ ἐπικά̣ν̣η̣ν
ἤπειτα κακκτάνοντες αὔτοις
δᾶμον ὐπὲξ ἀχέων ῥύεσθαι.    20

κήνων ὀ φύσγων οὐ διελέξατο
πρὸς θῦμον, ἀλλὰ βραϊδίως πόσιν
ἔ]μβαις ἐπ᾽ ὀρκίοισι δάπτει
τὰν πόλιν ἄμμι δέδ. . . . . ί . αις    24

οὐ κὰν νόμον [.]ον̣ . .[ ].́[
γλαύκας Ἀ[θ]α̣ν̣[ά]α̣ς̣ [
γεγρά·[
Μύρσιλ̣[ο    28

. . .].[


.] . . [
O diva Era, i Lesbi su questo ben
Visibil monte un grande fondarono
Comune tempio e, dentro, altari
Posero sacri agli dèi beati    4

E definiron Zeus dio dei supplici
E te l’Eolia piena di glorïa
Di tutti madre, e infin per terzo
Disser Chemelïo quel che mangia    8

La carne cruda, Dioniso. Ora voi
Con cuor propizio uditeci, deh, pregar,
Salvateci di questi affanni
E da un esilio penoso invero;    12

L’Erinni segua il figlio di Irra al fin
Di vendicarci, ché noi giurammo, un dì,
Sgozzando …
… dei compagni giammai nessuno,    16

Ma o giacer, mandati sotterra da
Chi allora era giunto a combatterci,
O farli fuori, per salvare
Dalle lor pene la gente nostra.    20

Ma quel panzone mai non parlò al cuor
Di quelli, ma con facilità pestò
I piedi sopra i giuramenti
E la città ci divora …    24

Illegalmente …
Di Atena la brillante
… scritto (?) …
Mirsilo …    28




…    32


Una preghiera di malaugurio, fatta ad Era (se la ricostruzione è giusta) perché riconduca Alceo in patria dall’esilio e mandi in rovina Pittaco, «il figlio di Irra», «quel panzone», che distrugge la città coi suoi soprusi. Con ogni probabilità si ha anche un riferimento al piano di cui sopra, nei giuramenti su cui egli ha pestato i piedi senza remore.



Νῦν χρῆ μεθύσθην καί τινα πρὸς βίαν
πώνην, ἐπεὶ δὴ κάτθανε Μύρσιλος.
Bisogna inebriarsi, e con forza ber,
Per festeggiar la morte di Mirsilo.
Bisogna ubrïacarsi e con forza ber,
Ché in questo mondo Mirsilo più non c'è


Un invito a festeggiare la morte d’un crudele tiranno.

Ἄγνοι̣ς̣ δ̣υ̣σ̣βιότοις δ̣υ̣ὶς ὀ τάλαις ἔγω
ζώω μοῖραν ἔχων ἀγροϊωτίκαν
ἰμέρρων ἀγόρας ἄκουσαι
καρ̣υ̣[ζο]μένας ὠγεσιλάϊδα,    4

καὶ β̣[ό]λ̣λ̣ας· τὰ πάτηρ καὶ πάτερος πάτηρ
κα‹γ›γ̣[έ]γ̣ηρας ἔχοντες πεδὰ τωνδέων
τῶν [ἀ]λλαλοκάκων πολίταν.
ἔγ[ω δ᾽ ἀ]πὺ τούτων ἀπελήλαμαι    8

φεύγων ἐσχατίαις· ὠς δ᾽ Ὀνομακλέης
ἔ̣ν̣θα[δ᾽] ο̣ἶος ἐοίκησα λυκαιμίαις
λ̣[είπων τ]ὸν [π]ό̣λεμον· στάσιν γὰρ
πρὸς κρέ̣[σσονα]ς οὐκ ἄ‹ρμε›νον ὀννέλην    12

.] . [. . .] . [. .] . μακάρων ἐς τέμ[ε]νος θέων
ἐοι̣[. . . . .] μ̣ε̣[λ]αίνας ἐπίβαις χθόνος
χλι . [.] . [.] . [.]ν̣ συνόδοισί μ᾽ αὔταις
οἴκημι κ[ά]κων ἔκτος ἔχων πόδας,    16

ὄππαι Λ[εσβί]αδες κριννόμεναι φύαν
πώλεντ᾽ ἐλκεσίπεπλοι, περὶ δὲ βρέμει
ἄχω θεσπεσία γυναίκων
ἴρα[ς ὀ]λολύγας ἐνιαυσίας    20

] . [.́] . [.] . ἀπ̣ὺ̣ πόλλ̣ω̣ν π̣ότα δὴ θέοι
].[    ]σ̣κ̣ . . . ν Ὀ̣λ̣ύ̣μ̣πιοι·
        ] . . . . . .
. ν̣α̣ [ ] . . . μ̣εν.    28
Rovinato gli dèi m’han, poveretto me:
Vivo con il destin d’un uomo rustico
E chiamare vorrei sentire
L’assemblëa, o tu Agesilaïde,    4

E il consiglio; da ciò che padre e nonno miei
Ebber mentre invecchiavan tra ’sti cittadin
Che distruggono l’uno l’altro,
Da questo ora io allontanato son    8

Esule in capo al mondo; come Onòmacle
Sol mi son stabilito fra i lupi qua
La battaglia lasciando; infatti
Piacevol non è chi più fort’è fuggir    12

… al tempio dei bëati dei
… sul suol nero posando i piè
… incontri stessi
Io vivo ed i piè tengo dai mali fuor,    16

U’ le Lesbiche con vesti lunghissime
Vanno e son giudicate per beltà, e vicin
Suona l’annüo urlo sacro
Di donne di qua, un dolce suono inver    20

… da molti un tempo inver gli dèi
… Olimpïi

…    24


Un lamento della condizione di esule che forse conteneva, nelle parti perdute, un’invettiva contro chi l’aveva esiliato, quali quelle viste sopra.
Saffo: la vita
Strabone dice che Saffo era contemporanea di Alceo, che nacque intorno al 620 o pochi anni prima, e di Pittaco, le cui date sono ~645-570; Ateneo la fa contemporanea di Aliatte, re di Lidia ~610-560. Il brano di Suda sotto il suo nome ha ‘γεγονυῖα nella XLII Olimpiade’ (612/608), la data data da Diogene Laerzio per il floruit di Pittaco: il termine γεγονυῖα denota occasionalmente la data di nascita nella Suda ma più spesso il floruit, ossia una data alla quale si poteva dimostrare che la persona era viva. Dato che Saffo andò in esilio in Sicilia prima del 595/4 e dato che pare aver avuto sua figlia con sé (fr. ae), è probabile che γεγονυῖα si riferisca al suo floruit e che sia nata intorno al 630 o prima. Questo combacia col brano di Eusebio, secondo il quale era famosa nel 600/599 o poco dopo.
Ci sono pochi dati certi sulla sua vita. Potrebbe esser nata a Ereso su Lesbo ma pare aver passato la maggior parte della sua vita a Mitilene (cf. Πότνια Ήρα). Suo fratello Larico versava il vino nel municipio là («Σαπφώ τε ἡ καλὴ πολλαχοῦ Λάριχον τὸ ἀδελφὸν ἐπαινεῖ ὡς οἰνοχοοῦντα ἐν τῷ πρυτανείῳ τοῖς Μυτιληναίοις» – cf. Eust. Il. 1205, 18s.). e Ateneo ci dice che il suo compito era svolto dai ragazzi delle famiglie migliori. La Suda dà il nome di suo marito, il ricco, Cercila di Andro, ma il suo nome insolito potrebbe essere la creazione di uno scrittore comico. Il suo esilio in Sicilia, il cui inizio è datato a un anno nel periodo dal 604/3 al 596/5, potrebbe indicare che la sua famiglia conduceva una vita politica attiva, e lei parla con apparente ostilità della nobile casa di Pentilo («φιλότατ᾽ ἤλεο Πενθιλήαν» [Quarto framm. di qui, v. 3]: v. anche «σοὶ δ’ ἔγω Κλέι ποικίλαν / οὐκ ἔχω πόθεν ἔσσεται / μιτράν<αν>· ἀλλὰ τὼι Μυτιληνάωι / …… / ].[ παι.α.ειον ἔχην πο.[ / αἰκε̣.η̣̣ ποικιλασκ….[ / ταῦτα τὰς Κλεανατίδα̣[ν / φύγας̣ †..ι̣σαπολισεχει† / μνάματ’· .ἴ̣δε γὰρ αἶνα διέρρυε̣[ν;» [Secondo frammento qui], fr. 79 [Beautiful gifts of the Muses]). Potrebbe riferirsi alla sua vecchiaia nel fr. 79 [Beautiful gifts of the Muses], 13-17; e Rodopi, con cui suo fratello Carasso formò un legame, si diceva fosse nata nel regno di Amasi (568-526).
Il suo stile di vita è stato soggetto a molta speculazione. La sua poesia dà prove inconfondibili di forti sentimenti omosessuali, e questo fu usato da scrittori più tardi per inferenze sul suo carattere e perfino sulla sua professione: cf. la biografia di Ossirinco: ‘era stata accusata da alcuni di essere irregolare nei suoi modi e un’amante di donne’; o la Suda: ‘si fece una cattiva reputazione per la sua amicizia impura con Attide, Telesippa e Megara’; Ovidio la fece parlare della sua bassa reputazione, e più o meno allo stesso tempo Didimo Calcentero si pose la domanda, ‘Saffo era una prostituta o no?’, e Orazio parlò ambiguamente di ‘mascula Sappho’. Si alzarono voci in difesa del suo carattere: un commentatore dedusse dalla sua poesia che ‘una buona casalinga e industriosa’ ([οἰ]κουρὸς καὶ [] φίλεργος). La questione è complicata dall’evidenza, solitamente trascurata, che era sposata e parlava amorevolmente di sua figlia nella sua poesia (cf. frr. 85 e ae [i due di qui]), e dalla storia, comunque sia nata, che morì di amore non corrisposto per Faone.
Solo una poesia completa sopravvive, l’Inno ad Afrodite, di nove libri di lirica; ma scrittori che conoscevano tutta la sua opera rendono chiaro che la maggior parte di essa era poesia d’amore: l’amore era il suo tema principale; ‘dedicò tutta la sua poesia ad Afrodite e gli Amori’ (Imerio). Quando si riferisce a figure mitologiche, spesso lo fa per illustrare le sue storie d’amore o quelle delle sue amiche. Il suo pubblico deve esser stato, solitamente, il suo circolo di donne e bambini: cf. fr. 11 [Fr. 1.I.vi], ‘Ora canterò queste canzoni in modo ben armonioso per deliziare le mie compagne.’ Potrebbe ben aver insegnato la sua abilità poetica a membri del suo gruppo: un commentatore della sua poesia dice che insegnava alle figlie della nobiltà Lesbica e Ionica; la Suda elenca tre ‘alunne’, tutte d’oltremare – da Mileto, Colofone e Salamina; e il suo riferimento a ‘la casa di quelli che servono le muse’ (μοισοπόλων <δόμῳ>, fr. ag [Terzo frammento qui]) suggerisce qualche tipo di associazione letteraria, quantunque informale. Le sue amiche erano cantanti: v. frr. k [I would marry, but I'm old], «Gongyla», «Arignōta», (v. nota); e derideva la donna che non aveva parte alle rose delle Muse (fr. 68 [Primo frammento qui]). Andromeda e Gorgo sembrano esser state cape di gruppi rivali.
Una piccola parte della sua poesia fu composta per un pubblico più vasto: i suoi epitàlami (frr. n [You were also a tender young child], o [qui], forse «Έκτωρ καί Ἀνδρομάχη», am [1.A.i], an [1.A.viii], 98 [Il portinaio], 91 [Imeneo], 99 [Sposo felice], 106[Un'altra fanciulla], 109[1.A.vii], 104[A chi ti paragono?], ap [Siate felici], 103[O lieta sposa], e immagine in nota [1.J.v] devono esser stati eseguiti a veri matrimoni a Lesbo, e il 62 [la "mourning song" di qui] è un frammento in forma di dialogo per adoratori di Adone.
Le opere di Saffo furono oggetto di attenzione scolastica dal tempo di Aristosseno al periodo dell’Impero Romano. Uno degli scolastici Alessandrini ordinò le sue poesie per metro in nove libri, col Libro 9 che conteneva gli epitàlami che erano esclusi dal loro metro dagli altri libri. Il Libro 1 da solo aveva 1320 versi, ossia 330 strofe saffiche, forse 60-70 poesie, ma il Libro 8 aveva solo 1/10 di quel numero di versi. Nulla sopravvive della poesia elegiaca menzionata dal biografo di Ossirinco, e i tre epigrammi ascritti a lei nell’Antologia Palatina probabilmente sono del periodo Ellenistico.

Tuesday, 28 September 2021

Ciapa la galeina

Negli ultimi tempi sto andando a caccia di informazioni sulla datazione di tutte quelle vecchie traduzioni che non hanno assegnata una data precisa. Nel far ciò, ho scovato un interessante enigma: uno dei miei file dice di fare una modifica alla versione latina dell'Inno ad Afrodite di Saffo… che è impossibile perché il pezzo da cambiare, "rapide medium tum", nella versione sul blog recita "mediumque densis". Ohibò, che è successo? Scava che ti scava, prima di arrivare alla mia tesina di maturità, dove a quanto pare ho fatto almento il cambiamento mediumque densis -> rapide medium tum (che poi ho cambiato ancora in "medium veloces"), guardo un file che non avevo ancora guardato, a quanto pare, scorro fino in fondo e… WHAT?! Dal nulla, manco sapevo esistesse 'sta roba, mi trovo davanti a Ciàpa la galéina, il ballo di gruppo… con una versione milanese. Ebbene sì. Il file in questione si chiamava alcuni email concentrati in un doc.doc, quindi vado a cercare tra le mail per datare la cosa, e trovo ben tre mail, tutte del 15/6/2011, con questa cosa. Diamo quindi per buono che quella sia la data. Ad ogni modo la traduzione dovrebbe essere avvenuta in Giugno, tra le cose che ho fatto durante lo "stage" di quarta liceo. Riporto qui il testo come l'avevo trovato allora, con l'ortografia aggiustata a mio piacimento, e "ihear" sostituito dal corretto "yeah" che si sente nel video. Vero è che il video ha un testo un pochino diverso, ma modificare la traduzione per corrispondergli non ci ho voglia. Devo però correggere "I gaìn in del pulàr", che già allora aveva un dubbio sul pulàr (che nella parte parlata non era proprio tradotto), con "I gaìn del pulinàr", e galèna in gaìna (non so come abbia azzeccato il plurale gaìn e non il singolare), correzioni di oggi, 28/9/21, alle 12:57. Ah e poi è un poeu, non un po', aggiustato alle 15:05 lo stesso giorno. E alle 15:06 aggiusto "sun un rumagnòl" e "sum el püü bèll", anche se ho il dubbio che si debba fare "Mi sunt el püssée bèll". L'ortografia milanese è un po' alla buona eh. Vediamola!


Al galéini int' 'e pulèr
Agli à tòtti un gran da fèr,
Quand ch' 'e pàsa ch' 'e galètt,
Agl-i indrèẓẓa tòtti 'e bècch.
(x2)

Rit.
Ciàpa la galéina, ciàpa la galéina,
Ciàpa la galéina, co-co-dè!
(x4)
Ro co co co co co co co co co co co dè! (x4)

Vin qua, bèla burdèla,
Ch'a-t fàz un po' balèr,
A sò un rumagnúl,
A-t fàz inamurè!

Tè, t śi una burdèla,
E mè, a sò 'e piò bèll,
S'a-t fàz un po' balèr,
A-t fàz inamurè!

Bàla bàla bàla,
Vin qua, bèla burdèla, int' 'e mi pulèr!

Oscia però, parola di Francesco Amadori
Durissimooo… yeah!!
I gaìn del pulinàr
I g'à tüti un gran da fà,
Quant ch'el pàsa quel galètt,
I ghe giren tüti el bècch.
(x2)

Rit.
Ciàpa la gaìna, ciàpa la gaìna,
Ciàpa la gaìna, co-co-dè!
(x4)
Ro co co co co co co co co co co co dè! (x4)

Ven chì ti, bèla tusa,
Che te foo un poeu balà,
Mi sunt un rumagnòl,
Te foo innamurà!

Te set 'na bèla tusa,
E mi sunt el püü bèll,
Se te foo un poeu balè,
Te foo innamurà!

Bàla bàla bàla,
Ven chì ti, bèla tusa, ind'el mè pulinàr!

Ostia però, parola di Francesco Amadori
Durissimooo… yeah!!

Saturday, 25 September 2021

Amami altrove

Oggi altra greca, Αλλού να μ' αγαπάς | Alloý na m' agapás, che dà il titolo al post. Era una vita che volevo tradurla quando finalmente, il 23/9/21, inizio a tradurre un paio di righe a pranzo, alle 12:12. Proseguo poi mentre viaggio verso l'Aquila, terminando alle 14:41, con una modifichetta di una riga alle successive 2:11 all'atto di postare la traduzione su lyricstranslate. Spero di averci preso col politonico sotto, la traslitterazione fa finta che sia monotonico. «È vita anche la morte, sì, se in cuor tu hai l'amor» prende la sua forma attuale il 25/9/21 alle 11:26, durante la registrazione. Vediamola!


Δὲ θέλω νὰ με ἀγαπάς
Ὠς ἀγαποῦν οἱ ἄλλοι,
Μ’ ἀγάπην ὀμοιάζουσαν
Τῆς αὔρας τὰς ριπάς·
Τὸ αἴσθημα τοῦ ἔρωτος
Στιγμὴν ὡς ἄνθος θάλλει.
Ἐδώ ὑπάρχει θάνατος·
Ἀλλού να μ’ αγαπᾶς!

Ἀλλοῦ; Καὶ ποῦ νὰ σ’ ἀγαπῶ;
Καὶ ποῦ δὲν εἶναι μνῆμα;
Ἐπάνω; Κάτω; Εἰς τὴν γῆν,
Τὰς σφαίρας τὰς λοιπάς;
Παντού εὑρίσκεται, τὸ πᾶν
Θανάτου εἶναι κτῆμα,
Παντοῦ ὑπάρχει θάνατος·
Ἐδώ νὰ μ’ ἀγαπᾶς!

Ἐδώ, ἐδώ, πρὶν τὴν ζωὴν
Ὁ θάνατος μαράνει,
Καὶ φθινοπώρου πρὶν ἰδεῖς
Ἡμέρας σκυθρωπάς.
Ταχύτερον ὁ ἔρως σοῦ
Ὁ μέγας θ’ ἀποθάνει,
Πολὺ πρὶν παύσει ἡ ζωή,
Θα παύσεις ν’ ἀγαπᾶς.

Κι ἐδώ, κι ἐδώ θὰ σ’ ἀγαπῶ,
Κ’ ὑπὸ τὴν γῆν κι ἐπάνω,
Καὶ εἰς θανάτου ἔρεβος
Κ’ εἰς βίου αστραπάς.
Δὲν εἶναι χῶμα ἡ ψυχή·
Ποτὲ δὲ θ’ ἀποθάνω.
Εἶναι ζωὴ κι ὁ θάνατος
Ὁπόταν ἀγαπᾶς.



Non voglio che mi ami
Come amano gli altri,
Con un amore che somiglia
Alle raffiche del vento:
Il sentimento dell'amore
Per un momento, come un fiore, sboccia.
Qui c'è morte:
Amami altrove!

Altrove? E dove posso amarti?
E dove non c'è tomba?
Sopra? Sotto? Sulla terra,
[Nel]le altre sfere?
Ovunque si trova, tutto
È territorio della morte,
Ovunque c'è la morte:
Amami qua!

Qua, qua, prima che la morte
Faccia appassire la vita,
E prima che tu veda d'autunno
Giorni tetri.
Rapidamente il tuo amore
Grande morirà,
Molto prima che finisca la vita,
Smetterai d'amare.

E qui, e qui ti amerò,
Sia sotto la terra sia sopra,
Sia nella tenebra della morte
Sia nei lampi della vita.
Non è polvere l'anima:
Mai non morirò.
È vita anche la morte
Quando ami.
De thélō na me agapás
Ōs agapoýn ö állö,
M' agápi̱n omöázoysan
Ti̱s áv̆ras tas ripás:
To ä́sthi̱ma toy érōtos
Stigmí̱n ōs ánthos thállë.
Edṓ ypárkhë thánatos:
Alloý na m' agapás!

Alloý? Kä poý na s' agapṓ?
Kä poý den ë́nä mní̱ma?
Epánō? Kátō? Ës ti̱n gi̱n,
Tas sfä́ras tas löpás?
Pantoý ev̆rísketä, to pan
Thanátoy ë́nä ktí̱ma,
Pantoý ypárkhë thánatos:
Edṓ na m' agapás!

Edṓ, edṓ, prin ti̱n zōí̱
O thánatos maránë,
Kä fthinopṓroy prin idë́s
I̱méras skythrōpás.
Takhýteron o érōs soy
O mégas th' apothánë,
Polý prin páf̆së i̱ zōí̱,
Tha páf̆së n' agapás.

Ki edṓ, ki edṓ tha s' agapṓ,
K' ypó ti̱n gi̱n ki epánō,
Kä ës thanátoy érevos
K' ës víoy astrapás.
Den ë́nä khṓma i̱ psykhí̱:
Poté de th' apothánō.
Ë́nä zōí̱ ki o thánatos
Opótan agapás.



Non vo' che come gli altri tu
Per me or provi amore,
Amore molto simile
A un vento a raffiche:
Il sentimento dell'amor
Per un istante è in fiore,
La morte in questo luogo c'è:
Altrove ama me!

Dov'è che tomba mai non v'è?
Dove ti posso amare?
In alto? In basso? Sulla terra
O su nell'etere?
La morte regna ovunque,
Ovunque la si può trovare,
La morte in ogni luogo sta:
Qui ed or tu ama me!

Qui, qui, pria che la vita
In morte abbia ad appassire,
E dell'autunno i giorni tetri
Prima di passar,
Ché molto in fretta il tüo grande
Amore avrà a finire,
Ben prima che di vivere,
Tu smetterai d'amar.

E qui e qui, sotterra
E sopra terra ti vo' amare,
Di morte nelle tenebre,
Di vita nel chiaror.
L'anima non è polvere,
Mai non avrò a spirare.
È vita anche la morte
Se nel cuor tu hai l'amor!

Sunday, 12 September 2021

Moi je te promets

Oh la la! Un autre? Eh oui :). Aujourd'hui l'on a بهت قول می‌دم | Beh-et ğôl mî-dam, "Je te promets". Je l'ai traduite en Français le jour de l'écriture de ce post, le 12/8/21, en effet je viens de la traduire entre 11:51 et 12:50. Je veux la traduire aussi en Hindi, et je vais essayer de le faire bientôt, dans ma deuxième semaine de vacances pour cette année. Et le soir de ce jour, entre 18:58 et 19:36, je traduis la première estrophe et le refrain, et le rest est le travail de la nuit, entre 0:23 et 1:35. Changes suggérés par @ATaj:
  1. दिल तेरा दर्द को सहता, 18/8/21 13:11 elle me dit d'enlever le को, et à 13:22 je suggère la forme actuelle;
  2. «सब लोग करता / महसूस कि दिल सिहता», à 13:12 elle me suggère la forme actuelle;
  3. «तू शांत हो / दूर हूँ तुझ से», 13:15;
  4. कोई भी / तेरे स्थान ना पकड़ता», à 13:17 elle suggère «कोई भी नहीं ले सकता तेरा स्थान», et à 13:40 j'arrive à la forme actuelle;
  5. «सब कुछ / जो जानता था / इशक़ के बारे / तुझ ने मुझ से हटाया», à 13:20 elle suggère «सब कुछ जो मैं जानता था इश्क़ के बारे मैं, तू ने मुझसे चेन/ले लिया», à 14:31 j'écris un "recap" ("R1") où तुझ ने मुझ से हटाया est devenu तू ने मुझ से ले लिया toutes les deux fois, et à 14:42 le maiṅ de la première de ces lignes apparaît dans un autre recap ("R2");
  6. R1 change aussi जाने, तेरा -> जाने को, तेरा, et R2 के समग्रता -> का समग्रता et डर तुझ को ना जा देता -> डर तुझे ना जा देता।, toutes modifications annuléés dans le blog; le 25/8/21 à 11:54 j'enregistre l'ébauche de ce post, et ces modifications sont disparues; je ne sais pas s'il y a une raisn pour les faire, sauf que la première, comme "samagratā" devrait être au nominatif, et donc maintenent à 0:14 du 7/11/21 je vais faire seulement cette correction.
«Seulement pour ton demain» devient «Juste p.t.d.» à 15:44 du 8/9/21. Maudit soit Google qui traduit "Yâd-et berë" ("oublier") avec "remember" ("se souvenir")! Bon, je dois ajuster les traductions. «होना चाहती "मैं", / और याद करना» prend sa forme actuelle è 20:03 du 11/8/21. «Être juste un "moi" tu veux, / Mais te souv'nir / Qu'un "nous" a existé, / Toi même tu veux partir» fait le même une minute après. En enregistrant le vidéo à 12:59 du même jour j'ai ajouté le "pas" de "Ne t'laisse pas aller", et à 22:25 du même jour en ajoutant les sous-titres j'ai changé "C'que je connais" en "C'que je savais". Bon, voyons-la! Traduction littérale à gauche et cantable avec rhymes à droite.


خودت می‌خوای بری،
خاطره شی،،
اما دلت می‌سوزه.
تظاهر می‌کنی
عاشقمی:،
این بازی هر روزه.
نترس:
آدم، دمِ
رفتن، همه‌ش
دل‌شوره می‌گیره،
دو روز بگذره،،
این دل‌شوره‌ها
از خاطرت می‌ره!

بند برگردان:
بهت قول می‌دم:
سخت نیست،
لااقل برای تو.
راحت باش،
دورم از تو
و دنیای تو.
راحت باش،
هیچ‌کس
نمیاد جای تو.
دل‌شوره
دارم من
واسه فردای تو!

بند برگردان

از عشق
هرچیزی که
می‌شناسمو،
از من گرفتی تو.
تو باقی‌موندهٔ
احساسمو
از من گرفتی، و
می‌خوای "من" باشی و
یادت بره
مایی وجود داره.
خودت آمادهٔ
رفتنی، و
ترست نمی‌ذاره.

اصلاً نترس:،
راحت برو بی ‌من!
هیچ‌کی به جز تو
منو یادش نیست!
فکر کردی کی
از من خبر داره؟
راحت برو:،
هیچ‌کی حواسش نیست!

بند برگردان

بند برگردان

مسیرمون با هم یکی بود،
ولی مقصد جدا.
دلگیرم، پر درد،
پر بغضم، خدا!



Toi même tu t'en veux aller,
Être un souvenir,
Mais ton cœur suffre,
Tu feins
Que tu es amoureuse de moi:
Ceci est le jeu de chaque jour.
Ne crains pas:
Les gens, au temp
De partir, tous
Sont pris par un tremblement de cœur,
[Mais] deux jours passent,
[Et] ces tremblements
Ils s'en sont allé de ta memoire.

Refrain:
Je te promets:
Ce n'est pas difficile,
Au moins pour toi.
Sois à l'aise:
Je suis loin de toi
Et de ton monde.
Sois à l'aise:
Personne
Ne prend ta place,
Le tremblement de cœur
Je l'ai
Pour ton demain!

Refrain

De l'amour
Tout ce que
Je savais,
Tu me l'as enlevé,
Le reste de
Mes sentiments
Tu me l'as enlevé, et
Tu veux être un "moi" et
Oublier
Qu'il a existé un "nous",
Toi même tu es prête
Pour partir, et
Ta peur ne le permet pas.

Ne crains point,
Va-t-en à l'aise sans moi!
Personne sauf toi
Se souvient de moi
Qui pensais-tu
Qui avait nouvelles de moi?
Va-t-en à l'aise:
Personne ne fait attention!

Refrain

Refrain

Le chemin de nous les deux était un,
Mais les destinations étaient séparées,
Trist je suis et plein de douleur,
Plein de dépit, mon Dieu!



तू ख़ुद जाना चाहती,
होना स्मृति,
दिल तेरा दर्द है सहता,
कि मुझसे प्यार करती
तू ढोंग करती:
यह खेल तो है रोज़ाना।
ना डर:
प्रस्थान का काल,
सब लोग करते
महसूस कि उनका दिल सिहता,
दो दिन गुज़र जाए,
इस सिहने का
भी ना है हाफ़िज़ा।

कोरस:
वादा हूँ करता,
यह मुश्किल
नहीं है लिए तेरे।
तू शांत रह:
दूर मैं तुझ से
और दुनिया तेरी से।
तू शांत रह:
कोई भी
तेरा स्थान ले ना सकता
दिल मेरा
सिहता है
तेरे कल के लिए!

कोरस

सब कुछ
जो जानता था
इशक़ के बारे
मैं, तू ने मुझ से ले लिया,
एहसासों मेरे
का समग्रता
तू ने मुझ से ले लिया,
होना चाहती "मैं",
और भूल जाना
कि एक "हम" होता था,
तू ख़ुद तैयार है
जाने, तेरा
डर तुझ को ना जा देता।

डर ना करे,
शांत जाए
मुझ बिन
जग सारे में
याद मेरा तुझ ही से
कौन सोचती थी
की मुझ को था जानता?
तू शांत जाए:
तू केवल करती चिंता!

कोरस

कोरस

हमारा पथ केवल एक था,
लेकिन मंज़िल जुदा।
मैं द्वेष से, दर्द से
भरा है ही, ख़ुदा!
Xôd-et mî-xẃây berî,
Xâṭerë šî,
'Ammâ del-et mî-sûzë.
Teẑâhor mî-konî
`šeğamî:
'În bâzî-ye har rûzë.
Natars:
'Âdam, dame
Raftan, hama-š
Delšûrë mî-gîrë,
Dô rûz begẕarë,
'În delşûrë-hâ
'Az xâṭer-et mî-rë!

Band bargardân:
Beh-et ğôl mî-dam:
Saxt nîst,
Lâ-ağal barâye tô!
Râħat bâš,
Dûr-am 'az tô
Vo donyâ-ye tô.
Râħat bâš,
Hîčkas
Ne-miyâd jâye tô.
Delšûrë
Dâram man
Vâse fardâ-ye tô!

Band bargardân

'Az `ešğ
Har-čîzî kë
Mî-šnâsam-ô,
'Az man gereftî tô.
Tô bâğî-mûndë-ye
'Eħsâs-am-ô
'Az man gereftî, ẃô
Mî-xẃây "man" bâšî ẃô
Yâd-et bere
"Mâyî" vojûd dârë,
Xôd-et 'âmâde-ye
Raftanî, ẃô
Tars-et ne-mî-ẕârë.

'Aṣlan na-tars,
Râħat borô bî man!
Hîčkî bë joz to
Man-ô yâd-eš nîst!
Fekr kardî kî
'Az man xabar dârë?
Râħat borô:
Hîčkî ħavâseš nîst!

Band bargardân

Band bargardân

Masîr-emûn bâ ham yekî bûd,
Valî mağsad jodâ.
Delgîr-am, por-e dard,
Por-e boĝẓ-am, Xodâ!



Tu même t'en veux aller,
Mémoire rester,
Oui, mais tu suffr's en coeur, et
Toujours t'feins de m'aimer,
De m'adorer,
Chaque jour voilà ton jeu, mais
Ne crains:
Qui doit partir,
Se sent venir
Un tremblement en coeur,
Mais juste deux jours après,
Il s'en est allé,
Ce p'tit peu de peur, ah!

Refrain:
Moi je te promets:
Ce n’est pas
Difficile, au moins pour toi
Sois tranquille:
De toi et
De ton monde j'suis très loin.
Sois tranquille:
Personne
Plus ne te remplac'ra
Et mon coeur,
Il tremble
Justė pour ton demain!

Refrain

Et tout
C'que je savais
De l'āmour,
Toi tu m'l'as enlevé,
Tout ce qu'il en restait
Dans mon coeur lourd,
Toi tu m'l'as enlevé,
Être juste un "moi" tu veux,
Et oublier
Qu'un "nous" a existé,
Tu même t'en veux aller,
T'es prête, mais l'coeur
Tremblant ne t'laisse pas aller!

Ne crains donc point:
Va-t-en tranquille sans moi!
Personne plus sauf
Que toi se souvient d' moi
Qui pensais-tu
Donc qui me connaissait?
Va-t-en tranquille,
Personne attention n'y fait!

Refrain

Refrain

Nos deux chemins étaient juste un,
Avec deux destinations,
O mon Dieu! Je suis plein
De déspération...



Tū xud' jānā cāh'tī,
Honā smŕtī,
Dil' terā dard' hai säh'tā,
Kî mujh' se pyār' kar'tī
Tū ḍhońg kar'tī:
Yäh' khel' to hai rozānā.
Nā ḍar':
Prasthān kā kāl',
Sab' log' kar'te
Mäh'sūs' kî un'kā dil' sih'tā,
Do din' guzar' jāe,
Is' sih'ne kā
Bhī nā hai hāfizā.

Koras':
Vādā hūṃ kar'tā,
Yäh muśkil'
Nahīṅ hai lie tere.
Tū śāńt' räh':
Dūr' maiṅ tujh' se
Aur' duniyā terī se.
Tū śāńt' räh':
Koī bhī
Terā sthān' le nā sak'tā
Dil' merā
Sih'tā hai
Tere kal' ke lie!

Koras'

Sab' kuch'
Jo jān'tā thā
Iśq(ǝ) ke bāre
Maiṅ, tū ne mujh' se le liyā,
Eh'sāsoṅ mere
Kā samagratā
Tū ne mujh' se le liyā,
Honā cāh'tī "maiṅ",
Aur' bhūl' jānā
Kî ekǝ "ham'" hotā thā,
Tū xud' taiyār' hai
Jāne, terā
Ḍar' tujh' ko nā jā detā.

Ḍar' nā kare,
Śāntǝ jāe
Mujh' bin'
Jag' sāre meṅ
Yād' merā tujh' hī se
Kaun' soc'tī thī
Kî mujh' ko thā jān'tā?
Tū śānt' jāe:
Tū keval' kar'tī cińtā!

Koras'

Koras'

Hamārā path' keval' ekǝ thā,
Lekin' maṅzil' judā.
Maiṅ dveš' se, dard' se
Bharā hai hī, xudā!

Tuesday, 7 September 2021

Honte

Oh là là! Elvana encore? Oui, mais c'est la dernière que je connais :). Aujourd'hui l'on a Marre, "Honte", un duet avec Yll Limani dont je vous donne un autre vidéo où il y a aussi une autre chanson. C'est parce que le prémier vidéo n'est pas disponible partout. Je l'ai traduite, comme vous auriez certainement deviné, en Français, à 22:45-23:18 du 19/8/21. 21/8/21 3:03 je pense à la ligne «E j'n'ai pas d'hontė, hontė, hontė» et, en croyant qu'elle soit «Et j'n'ai pas d'hontė h. h.» [peut-être je voulais écrire "J'n'ai pas d'hontė h. h."?], je la change à sa forme actuelle. Voyons-la!


Yll:
NaNe me u ndatë ndahemi oështë marre marre marre
Me m’ boTë më bësh me vujt'të vuaj oështë marre marre marre
Elvana:
Ty me ta thon'të ta them nuk pata çare çare
Krejt i bojbëj për ty
E s'ëms'më vjen marre marre marre

Elvana:
NaNe me u ndatë ndahemi oështë marre marre marre
Yll:
Me m’ boTë më bësh me vujt'të vuaj oështë marre marre marre
Elvana:
Ty me ta thon'të ta them nuk pata çare çare
Krejt i bojbëj për ty
E s'ëms'më vjen marre marre marre

Yll:
Krejt i di
Krejt i komkam marr' vesh
E di çfar' zemre e ki ti
S'i besoj kërkujtaskujt si ty

Elvana:
Un' nuk mujmund me durutë duroj
As nuk dudua me menutë mendoj
Mos me kon'të jesh ti me mumua
Tash e di, tash e di,
Gjith' je kon'ke qenë ti, je kon'ke qenë ti

E ti lujluaj lujluaj lujluaj
VeçVetëm mos lujluaj me zemrën temtime
Ma ka nindier se ma ka nijam shqetësuar
Po kom me lujt'kam për të luajtur nëse ti m’ rrengënjen

Të dy:
NaNe me u ndatë ndahemi oështë marre marre marre
Me m’ boTë më bësh me vujt'të vuaj oështë marre marre marre
Elvana:
Ty me ta thon'të ta them nuk pata çare çare
Të dy
Krejt i bojbëj për ty
E s'ëms'më vjen marre marre marre

Yll:
Le t’ folinflasin le t’ folinflasin kujt p’ia ninkush po shqetëson
Ata nuk e kan' dashnin'dashurinë
E ty as te thonithoi jo jo nuk t’ vijn'
Krejt i bojm'bëjmë nane për dashnin'dashurinë

Elvana:
E ti lujluaj lujluaj lujluaj
VeçVetëm mos lujluaj me zemrën temtime
Ma ka nindier se ma ka nijam shqetësuar
Po kom me lujt'kam për të luajtur nëse ti m’ rrengënjen

Të dy:
NaNe me u ndatë ndahemi oështë marre marre marre
Me m’ boTë më bësh me vujt'të vuaj oështë marre marre marre
Elvana:
Ty me ta thon'të ta them nuk pata çare çare
Të dy
Krejt i bojbëj për ty
E s'ëms'më vjen marre marre marre
Yll:
Nous séparer, quelle hontė, hontė, hontė!
Me faire suffrir, quelle hontė, hontė, hontė!
Elvana:
Pour te dir ça, une façon me manque, manque,
Je fais tout pour toi
J'n'en ai pas d'hontė, hontė, hontė!

Elvana:
Nous séparer, quelle hontė, hontė, hontė!
Yll:
Me faire suffrir, quelle hontė, hontė, hontė!
Elvana:
Pour te dir ça, une façon me manque, manque,
Je fais tout pour toi
J'n'en ai pas d'hontė, hontė, hontė!

Yll:
Tout je sais,
Tout j'ai entendu,
Je l'sais ton cœur comment il est,
Quelqu'un comme toi j'n'y crois pas!

Elvana:
Je ne peux supporter,
Je ne veux pas penser
Sans toi de me rester
Je le sais, je le sais,
Mon tout tu étais, tout tu étais.

Et tu joues, joues, joues,
Ne joues pas avec mon cœur
Il m'a importé car il m'a importé,
Mais dois-je jouer si tu m'leurres?

Les deux:
Nous séparer, quelle hontė, hontė, hontė!
Me faire suffrir, quelle hontė, hontė, hontė!
Elvana:
Pour te dir ça, une façon me manque, manque,
Les deux:
Je fais tout pour toi
J'n'en ai pas d'hontė, hontė, hontė!

Yll:
Qu'il parlent, qu'il parlent, ne t'en fais pas:
De l'amour ils n'en ont pas.
Et même de ton ongle ils en valent moins,
Pour amour on fait tout ça.

Elvana:
Et tu joues, joues, joues,
Ne joues pas avec mon cœur
Il m'a importé car il m'a importé,
Mais dois-je jouer si tu m'leurres?

Les deux:
Nous séparer, quelle hontė, hontė, hontė!
Me faire suffrir, quelle hontė, hontė, hontė!
Elvana:
Pour te dir ça, une façon me manque, manque,
Les deux:
Je fais tout pour toi
J'n'en ai pas d'hontė, hontė, hontė!

Saturday, 4 September 2021

Non chiedermi perché dimentico

E oggi ancora canzone greca, Μη μού λες γιατί ξεχνάω | Mi̱ moy les giatí xekhnáō, essenzialmente il titolo del post. Tradotta, ovviamente, in Italiano, il 19/8/21 alle 11:59-12:19. Al solito, letterale a sinistra, cantabile a destra. Vediamola!


Μη μου λες γιατί ξεχνάω
Κι απ' το σπίτι δεν περνάω·
Δεν σε θέλω πια να ξέρεις, πια δε σ'αγαπώ·
Άλλη θέλει η καρδιά μου κι άλληνε πονώ
Δεν σε θέλω πια να ξέρεις, πια δε σ'αγαπώ·
Άλλη θέλει η καρδιά μου κι άλληνε πονώ

Όταν σου 'λεγα με πόνο·
"Χάνομαι, για σένα λιώνω!",
Έριχνες τα μάτια σου, μικρή μου, χαμηλά,
Κοίταζες να πάρεις κάποιου άλλου τα φιλιά.
Έριχνες τα μάτια σου, μικρή μου, χαμηλά,
Κοίταζες να πάρεις κάποιου άλλου τα φιλιά.

Ήσουνα ξελογιασμένη
Και με άλλονε μπλεγμένη.
Τώρα πια δε σε λυπάμαι ούτε σε πονώ·
Την καρδιά μου θα την κάνω πέτρα σαν βουνό.
Τώρα πια δε σε λυπάμαι ούτε σε πονώ·
Την καρδιά μου θα την κάνω πέτρα σαν βουνό.

Δεν με νοιάζει κι αν θα πάθεις·
Να πονέσεις και να μάθεις!
Κι όταν άλλον αγαπήσεις, να μην τον ξεχνάς·
Θα σ'αφήσει και εκείνος, πάλι θα πονάς.
Κι όταν άλλον αγαπήσεις, να μην τον ξεχνάς·
Θα σ'αφήσει και εκείνος, πάλι θα πονάς.



Non mi chiedere perché mi scordo
E a casa non ritorno;
Non voglio più che tu sappia, più non ti amo:
Un'altra vuole il mio cuore, e per un'altra soffro.
Non voglio più che tu sappia, più non ti amo:
Un'altra vuole il mio cuore, e per un'altra soffro.

Quando ti dicevo con dolore:
"Sono perso, per te mi sciolgo!",
Gettavi giù gli occhi, piccola mia, in basso,
Cercavi di avere di qualcun altro i baci.
Gettavi giù gli occhi, piccola mia, in basso,
Cercavi di avere di qualcun altro i baci.

Eri confusa
E legata con un altro.
Ora più non mi spiace per te né soffro per te:
Il mio cuore lo renderò pietra come una montagna.
Ora più non mi spiace per te né soffro per te:
Il mio cuore lo renderò pietra come una montagna.

Non m'importa anche se starai male:
Che tu soffra e impari!
E quando un altro amerai, non lo dimenticare:
Ti lascerà anche quello, di nuovo soffrirai.
E quando un altro amerai, non lo dimenticare:
Ti lascerà anche quello, di nuovo soffrirai.
Mi̱ moy les giatí xekhnáō
Ki ap' to spíti den pernáō;
Den se thélō pia na xérës, pia de s' agapṓ:
Álli̱ thélë i̱ kardiá moy ki álli̱ne ponṓ.
Den se thélō pia na xérës, pia de s' agapṓ:
Álli̱ thélë i̱ kardiá moy ki álli̱ne ponṓ.

Ótan soy 'lega me póno:
"Khánomä, gia séna liṓnō!",
Érikhnes ta mátia soy, mikrí̱ moy, khami̱lá,
Kö́tazes na párës kápöoy álloy ta filiá.
Érikhnes ta mátia soy, mikrí̱ moy, khami̱lá,
Kö́tazes na párës kápöoy álloy ta filiá.

Í̱soyna xelogiasméni̱
Kä me állone mplegméni̱.
Tṓra pia de se lypámä oýte se ponṓ:
Ti̱n kardiá moy tha ti̱n kánō pétra san voynó.
Tṓra pia de se lypámä oýte se ponṓ:
Ti̱n kardiá moy tha ti̱n kánō pétra san voynó.

Den me nöázë ki an tha páthës:
Na ponésës kä na máthës!
Ki ótan állon agapí̱sës, na mi̱n ton xekhnás:
Tha s' afí̱së kä ekë́nos, páli tha ponás.
Ki ótan állon agapí̱sës, na mi̱n ton xekhnás:
Tha s' afí̱së kä ekë́nos, páli tha ponás.



Non mi dir «Perché ti scordi
Ed a casa non ritorni?»:
Più non voglio che tu sappia, più non amo te,
Per un'altra sto soffrendo, suo il cuor mio è.
Più non voglio che tu sappia, più non amo te,
Per un'altra sto soffrendo, suo il cuor mio è

Io t'ho detto, con dolore:
«Per te mi si scioglie il cuore!»,
Piccola, e i tuoi occhi hai abbassato rapida,
Perché i baci di un altro tu cercavi già!
Piccola, e i tuoi occhi hai abbassato rapida,
Perché i baci di un altro tu cercavi già!

In confusione sei andata,
Con un altro eri legata.
Più non mi dispiace né per te più soffrirò:
Il mio cuore come pietra io lo indurirò
Più non mi dispiace né per te più soffrirò:
Il mio cuore come pietra io lo indurirò

Non m'importa il tuo magone:
Che ti serva di lezione!
Quando un altro amerai, non lo dimenticar:
Anche lui ti lascerà, e male avrai a star!
Quando un altro amerai, non lo dimenticar:
Anche lui ti lascerà, e male avrai a star!